"La Pietà" di Stellario Belnava

 

Dopo le funzioni liturgiche della “Coena domini” del giovedì santo, il venerdì santo, di prima mattina, vede le processioni forse più imponenti e toccanti, per partecipazione del popolo dei fedeli e per la compostezza e la mestizia in cui si svolgono: l’Addolorata che parte dalla nostra Chiesa Matrice e la Pietà dalla Chiesa dell’Immacolata. L’Addolorata simboleggia nella tradizione popolare la madre alla ricerca del figlio, volontariamente caduto nelle mani dei suoi carnefici. Gesù apre la processione, vestito di una tunica rossa e porta sulle spalle il pesante legno della croce, segno del peso dei peccati dell’intera umanità e infamia riservata ai peggiori malfattori. Lo sconvolgimento del cuore di Maria è potentemente espresso nelle fattezze del viso e negli occhi fissi e rivolti al cielo, quasi a chiedere un perché, ad aspettarsi una risposta, perché sa dove troverà il figlio, sa qual è il destino che lo aspetta e con tutto il dolore e la disperazione di una madre lo cerca per stargli vicino fino all’ultimo istante. L’atmosfera di grande drammaticità della scena è delle più suggestive e coinvolgenti. Nel tardo pomeriggio poi, all’imbrunire, quando la luce comincia a morire e l’atmosfera si fa felpata e silenziosa, esce la processione della Pietà che percorre tutte le principali strade del paese muovendo dalla Chiesa dell’Immacolata. Stavolta Maria ha trovato suo figlio, gliel’hanno deposto tra le braccia. Ora lo vediamo esanime, in un atteggiamento di abbandono e di grande pace. Anche Maria sembra rassegnata, pur se con gli occhi e la mano tesa verso il cielo sembra mostrare a Dio Padre tutto il tormento della sua anima ferita e trapassata da quella spada che il vecchio Simeone le aveva profetizzato alla presentazione del suo bambino al tempio. Ma il suo cuore sa che tutto ormai è compiuto e si tratta solo di attendere la gioia della risurrezione pasquale. Quel sacrificio così terribile e cruento che le ha straziato il cuore, ha redento tutta l’umanità stretta nella morsa del peccato.

La bella statua, recentemente restaurata e riportata al primitivo splendore dalle mani sapienti dell’artista prof. Marafioti, calabrese di Monasterace, è preceduta dai membri della confraternita dell’Immacolata, che incedono solennemente nelle loro vesti bianche e azzurre, avanzando tra ali di folla che si assiepano ai margini delle strade e che guardano quella serenità tormentata, cercando di immergersi in quel mistero per riceverne sentimenti ed emozioni.

La rappresentazione di questi santi misteri vengono visti dai più non come manifestazione esteriore di fede, ma come interpretazione di sentimenti più importanti che emergono dal profondo dell’animo. Le processioni della Settimana Santa non sono, dunque, un avvenimento di folklore locale dettato solamente dalla tradizione ma una sincera espressione di fede religiosa e di pentimento. La nostra religione è fatta anche di testimonianze e di segni, e tali sono le nostre processioni, segni tangibili di fede, senza dubbio positivi e sono patrimonio di tutti e vengono da tutti intensamente vissute, anche perchè regalano “…mistiche visioni e percezioni impalpabili di tempi remoti risalenti, attraverso l’inconscio, a riti forse vissuti, lontani nel tempo secoli o millenni”.

                                                               di Stellario Belnava, tratto dal Mensile "L'Agorà Polistenese" disponibile sul sito www.duomopolistena.it