"La Processione dei Misteri" da Gazzetta del Sud - marzo '91

Sera di Venerdì Santo si ripete in città il rito della sacra rappresentazione della Passione di Gesù Cristo, meglio conosciuta come la processione dei Misteri, gli ultracentenari gruppi scolpiti da un sacerdote polistenese, Mons. Prenestino, che raffigurano, con struggente realismo, i “momenti” del martirio. E’ un appuntamento importante per il popolo dei fedeli. Un’occasione di profondo raccoglimento, di meditazione e di preghiera. E’ una processione-rappresentazione che impegna centinaia di persone e che viene seguita da una marea di folla. Ma che si svolge in un ordine impeccabile, secondo un “copione” rigido e austero. Tutto questo, assieme ai “quadri” che essa propone, fanno del sacro rito una delle celebrazioni liturgiche pasquali più importanti e più seguite della Calabria. I gruppi della Passione sono in cartapesta e si fanno ammirare, oltre che per il loro significato religioso, anche per i tratti popolari che distinguono i vari personaggi. Vengono portati a spalla dai giovani che vestono un saio bianco e hanno il capo coperto da un cappuccio nero. Inoltre prendono parte alla sacra rappresentazione moltissime ragazze che in gruppi di dieci precedono ogni “varetta”. Sono vestite in nero, portano una mantaglia sul capo e reggono in mano una torcia. Ci sono poi altri giovani, sempre con saio bianco e cappuccio nero, che innalzano vari simboli: croce, scala, calice, corda.

Proprio tre di questi giovani aprono la sacra rappresentazione. Quelli a destra e sinistra reggono la torcia, quello che è al centro innalza la bandiera nera, colore che esprime dolore e lutto. Seguono le “torcifere”, dieci giovani donne, sempre vestite a nero, che reggono le torce. Viene poi il primo gruppo. Sulla “varetta”è Gesù che prega nell’orto degli ulivi, uno dei migliori “pezzi” scolpiti dal Prenestino. Aprono il secondo “quadro” due portatori. Uno regge il “gallo”, l’altro il “calice”. Dietro a loro un altro gruppo di dieci “torcifere”. Quindi il Cristo alla colonna. Il terzo “quadro” della rappresentazione è aperto da due giovani che innalzano l’uno il “drappo rosso” e l’altro il “drappo bianco”. Ci sono poi le “torcifere”, quindi il terzo gruppo dei Misteri, quello del Cristo “deriso”. Due portatori di “corda” e altre dieci donne in nero che reggono la torcia precedono la quarta “varetta” che rappresenta Gesù che cade sotto la croce. Il quinto gruppo viene aperto da sei portatori. I simboli che innalzano sono la “scala”, la “corda”, ancora la “corda”, il motto “SPQR”, “l’àncora”, un altro motto “SPQR”. Vengono poi le “torcifere” e la Crocifissione. Il sesto “quadro” viene preceduto da nove portatori che reggono i “chiodi”, la “spugna”, il “martello”, tre “croci” e tre “corde”. Vengono poi le “torcifere” che precedono il gruppo più significativo, il cosiddetto “Tumulo” ossia Gesù morto, dietro il quale prende posto la giunta municipale. Ci sono anche i chierichetti e il parroco che porta in capo la corona di spine e regge la croce. Ancora le donne con torcia e poi Maria detta “l’Addolorata”. Segue la banda locale che esegue marce funebri composte appositamente da due musicisti polistenesi in epoche remote, i maestri Valensise e Rodinò. Dietro ancora il popolo dei fedeli. La sacra rappresentazione parte dalla chiesa del Rosario attorno alle 21 e percorre un lungo itinerario, in modo che vengano “toccati” tutti i quartieri cittadini. La processione passa tra due ali di folla, in quanto chi non va dietro ad essa, esce agli angoli delle strade o si affaccia ai balconi per assistere al suo passaggio. La processione dura un paio d’ore e si snoda con solennità e nel massimo silenzio. Silenzio che di tanto in tanto viene interrotto dalla banda. Ma le marce funebri s’integrano con l’atmosfera mistica del lungo corteo.

 

da Gazzetta del Sud (Marzo 1991)