"L'antichissimo rito dell'Affruntata" da gazzetta del sud - marzo 1991
 

Si ripete giorno di Pasqua, nel suggestivo scenario di Piazza del Popolo, l’antichissimo rito “dell’Affruntata”, l’incontro di Gesù risorto con Maria. E’ un appuntamento importante, per i polistenesi. Da non perdere. Come il “palio” per i senesi o lo “scoppio del carro” per i fiorentini. Centinaia di emigrati rientrano per assistere all’emozionante, rapido momento in cui la Madonna scorge Gesù e corre a raggiungerlo, passando tra uno stretto corridoio. La piazza è ricolma di gente. C’è chi, per assicurarsi un posto privilegiato, attende per ore il sacro rito. La scenografia è quanto mai sontuosa. A nord e a sud della piazza campeggiano due antichi manieri: i palazzi Avati e Sforza, al centro il maestoso gruppo bronzeo della Bellona, il monumento che il grande Francesco Jerace ha dedicato ai suoi concittadini caduti nella guerra 15-18. Ed ancora le due gigantesche palme che sembra montino la guardia al palazzo Sforza o che vogliano rappresentare la pace pasquale. Oltre i tetti, i campanili di S. Francesco e del Rosario, la Croce del 1783, ricordano che “l’Affruntata” avviene sì nell’area più nobile della città ma anche più sacra. L’incontro è per mezzogiorno, ma già un’ora prima la piazza è al completo. Folla ovunque e fra essa fotografi e cineoperatori della domenica. Cisono molti bambini. I più piccoli seduti a cavalcioni sulle spalle dei papà, i grandicelli arrampicati al basamento del monumento ai caduti o appollaiati sul colonnato di via Croce. Gente anche sui balconi e sui terrazzi che si affacciano nella piazza. A dare il primo segnale dell’imminenza della sacra rappresentazione sono le campane della Matrice che annunciano l’avvio della processione che porta Gesù risorto sul luogo dell’incontro. Aprono il corteo gli uomini della congrega che indossano il saio biancorosso e innalzano stendardi e “lanterne”. C’è poi l’Arciprete e s’una magnifica “varetta”, tutta dipinta in oro, Gesù risorto raffigurato in un atteggiamento serafico e al tempo stesso trionfante dallo scultore Francesco Morani, in un magnifico gruppo ligneo che, ogni anno, la famiglia Valensise, proprietario della stupenda statua, “presta” alla Matrice. Intanto dal Rosario muove l’altro corteo, quello di Maria. Anche qui aprono il corteo gli uomini della congrega. Il loro saio è bianconero. Stendardi. “Lanterne”. Il priore. Il parroco. Poi la Madonna sulla “varetta”, portata a spalla da otto giovanotti guidata da un “conduttore”, dalla cui abilità dipende il buon esito “dell’Affruntata”. Un velo nero copre il volto e le spalle di Maria. Il momento è vicino. La folla non si muove più. Tra la Bellona e il colonnato c’è un lungo corridoio libero dove avverrà “‘a fujuta”. Intanto il Cristo risorto è in via Veneto. Maria ha percorso il primo tratto di corso Mazzini. Il “conduttore” dà gli ultimi ordini, le ultime raccomandazioni ai portatori. Mentre un magnifico sole immancabilmente spazza via le ultime nubi, Gesù entra in forma solenne nella piazza dall’angolo di nord-ovest. Maria è nell’angolo opposto, a sudest. Trascorre qualche attimo. La Madonna percorre pochi metri. Si ferma. Il tempo di rendere palpabile l’ansia, l’esitazione, l’incertezza di una madre che pensa d’aver intravisto in lontananza il figlio. Poi la certezza. E’ lui. Gesù avanza lentamente. Il “conduttore”, con le mani poggiate sulle assi della “varetta”, dà il via. Inizia “‘a fujuta”. Maria corre, corre, corre. Ma i portatori non si vedono, li copre la folla. Allora sembra che la Madonna scivoli via o si muova per miracolo, volando sulla testa della gente. La corsa è perfetta. A due passi dal Cristo, nuovo ordine del “conduttore”. Con perfetta scelta di tempo la Madonna viene fermata, le cade il velo nero, i portatori si pongono in ginocchio. L’incontro è avvenuto. La gente applaude. “L’Affruntata” si conclude. Suona la banda. I “botti” esplodono con fragore. Squillano le campane. Maria e Gesù procedono in processione, l’uno accanto all’altra.

 

da Gazzetta del Sud (Marzo 1991)