La Petizione - i Firmatari inviano la comunicazione

Al Parroco Della Parrocchia del SS. Rosario di Polistena Don  Franco Borgese

Alla Congrega del SS. Rosario di Polistena

 

La Processione dei Misteri di Polistena, è l'ultima processione del Venerdì Santo ed è la più Solenne. Avviene in notturna dalla Chiesa del SS. Rosario ed organizzata dall'omonima Congrega. Tra la fine dell’800 e gli inizi del '900 si svolgeva nel pomeriggio del Giovedi Santo, dopo questa data è stata posticipata alla sera del Venerdì Santo come tutt’oggi si svolge assumendo una forma di caratteristiche spagnole che hanno influito gran parte dei riti del Sud Italia.


La Processione è composta da 7 gruppi statuari in legno e cartapesta, scolpiti nell'800 dal Sac. Luigi Prenestino e rappresentano i momenti della Passione di Cristo. I gruppi Statuari vengono portati a spalla da fedeli in tunica bianca e cappuccio nero sul capo, sono intervallati da una decina di ragazze che indossano abiti neri e un velo sul capo dette “torcifere" in quanto reggono una torcia; oltre ad esse vi sono anche dei ragazzi sempre in tunica bianca e cappuccio nero sul capo che portano i vari simboli della passione (croci, lance, tunica, corde, chiodi, calice ecc.), ai lati del Cristo Morto, vista la forma solenne si trova l'Arma dei Carabinieri in alta uniforme.  All’incirca per questo rituale sono coinvolte 200 persone.

Da tre anni a questa parte si è deciso di interrompere l’uso del cappuccio nero sul capo dei portatori dei gruppi Statuari e dei portatori dei Simboli della Passione, spogliando tale Processione di quell’intenso mistero e di quell’intensa solennità  che prima si creava e facendo perdere una delle caratteristiche più importanti che insieme alle altre portava imponenza a questo rito, che si tramanda da intere generazioni e che ad oggi sono costretti a non ricordarlo più in tutta la sua maestosità, facendo perdere le proprie radici e le proprie tradizioni alle generazioni future.

Ogni anno aspettiamo il Venerdì Santo come un giorno di pietà popolare che i nostri avi ci hanno sempre ricordato come il giorno del mistero e con molta attesa si attende questa imponente processione che oggi quando l’attendiamo e ci pensiamo ci spezza il cuore a vedere le nostre tradizioni sminuite della loro storicità e religiosità. Cosa ricorderanno i nostri figli? Cosa ne sarà delle nostre radici?

In questi ultimi mesi abbiamo realizzato una petizione su www.firmiamo.it/misteripolistena  ed ad oggi siamo circa 450 ad aver firmato al ritorno del cappuccio nero, e continueremo a far capire a chi di competenza che le nostre tradizioni si devono tutelare e tramandare con rispetto a chi in passato ha fatto enormi sacrifici per portarle fino a noi.

In queste prime firme ci siamo anche noi rappresentanti e cittadini di altre parrocchie italiane dove anche qui utilizziamo il cappuccio nero in tutte le nostre funzioni della Settimana Santa e nelle nostre città ancor di più utilizziamo il cappuccio nero e nessuno al mondo si sogna di eliminare quel simbolo di mistero che da emozione e pietà a chi ci segue, anzi viene tutelato, e Polistena ha i nostri rispetti e sosteniamo questa iniziativa per il ritorno del cappuccio in questa processione conosciuta ormai da migliaia di persone.

Queste nostre prime centinaia di firme sono consegnate a Voi Parroco della Parrocchia del Rosario Don Franco Borgese e Voi Congrega del SS. Rosario affinchè si ritorni a tutelare il nostro passato con il ritorno del cappuccio nero e al rispetto delle tradizioni a cui il popolo polistenese e non solo è legato.

 

Polistena 12 marzo 2010

                                                                                                                                      I FIRMATARI DELLA PETIZIONE

 

La Petizione - Il Parroco risponde

Il Parroco risponde

il Parroco risponde

La Petizione - Risposta dei Firmatari

Al Parroco Della Parrocchia del SS. Rosario di Polistena Don  Franco Borgese

abbiamo ricevuto e letto la Sua lettera con molta attenzione e rispetto, tradizione come dice Lei è tramandare nel tempo qualcosa e se necessario rinnovandola,  però rinnovare non significa abrogare parte di essa ma significa perfezionarla. Nel passato come sappiamo la Processione dei Misteri si svolgeva il Giovedì Santo ma è stata rinnovata e portata nella forma che conoscevamo sino a tre anni fa, oggi quello dell’abrogazione del cappuccio non è stato e non è affatto un rinnovamento ma una ritorno al passato e una regressione. Polistena di tradizioni ne ha riscoperte molte negli ultimi anni e questa è la strada che deve mantenere nel futuro e tutelarle nel tempo.

Come Lei sicuramente ne è a conoscenza le processioni venivano svolte un tempo si per devozione, ma soprattutto a raccontare e far meditare il popolo analfabeta che non aveva la conoscenza del latino in quanto a  quei tempi le Messe si svolgevano in questa lingua, e quindi era un modo per rendere partecipe spiritualmente il popolo.

Oggi le processioni in genere, essendo le Messe svolte nella lingua parlata ed il popolo non è più analfabeta (e quindi può partecipare attivamente alle funzioni liturgiche vere e proprie), hanno assunto una forma di conservazione di ciò che erano in precedenza, rientrando nel patrimonio culturale di quel popolo ed è inutile negarlo, molte di esse sono entrare nel folklore del nostro paese. Anche le nostre statue e le nostre Chiese fanno parte di questo patrimonio, alcune statue hanno un valore inestimabile, altre chiese come la “Nostra” del SS. Rosario è divenuta monumento nazionale, diciamo la “nostra” perché è dell’intera comunità di Polistena e non di determinate persone.  Ciò non significa che il valore economico di una Statua o di una Chiesa viene prima della fede, ma questo patrimonio va conservato.

Molte regioni tra cui Puglia, Sicilia, Campania e anche la Spagna hanno fatto di queste processioni uno sviluppo turistico-culturale partecipando alle più importanti fiere del settore del mondo, portando sviluppo e anche lavoro in queste aeree.

Le foto che Lei definisce mummificate, le mostre che Lei definisce superflue fanno parte della conservazione e della memoria, ed oggi si sta cercando di inserirle in un indotto di sviluppo culturale e di turismo religioso che in parte si sta realizzando e far si che i nostri emigrati che non possono essere insieme a noi possano essere partecipi e rivivere anche se virtualmente le nostre tradizioni.

Il messaggio che Lei definisce nella sua lettera è un modo di vivere,  la cristianità e la devozione a Cristo va trasmesso e vissuto tutti i giorni e non solo durante il Venerdì Santo; al Venerdì Santo spetta quello di fare memoria.

Noi non abbiamo chiesto e non chiediamo acqua zuccherata ma il rispetto della storia e della tradizione di rinnovamento nel futuro e non di retrocedere, quando lei fa riferimento alla comunicazione del Vescovo, vuol dire che le Processioni sono inutili e da abrogare? Taranto, Catania, Sessa Aurunca, Napoli, Il Salento, Polistena e molte molte altre.. cosa farebbero se verrebbe cancellato parte del loro patrimonio culturale e tradizionale?? Le vogliamo ricordare che “UN POPOLO SENZA MEMORIA E’ UN POPOLO SENZA FUTURO”; il cappuccio nero fa parte di questa memoria che va tramandata, fa parte del futuro delle nostre tradizioni che deve ritornare nella sua locazione di solennità che portava alla Processione dei Misteri che era divenuta un punto meditativo-turistico-religioso della regione.

Oggi ci tocca dirlo e tutti ne siamo a conoscenza, la Processione dei Misteri con i portatori senza cappuccio ha assunto una forma non solenne e poco meditativa dove i portatori stessi ti guardano in viso e ridono o salutano.  La cultura del nostro tempo è frutto del progresso e dell’evoluzione dell’uomo, bisogna sempre utilizzarla nel modo appropriato ed utile; esiste, grazie all’impegno di molti, una democrazia che è fatta del coinvolgimento di tutti nelle scelte e non solo di singoli, altrimenti questo progresso se non è democratico diventa un regresso.

La parte teologica di guida spirituale la lasciamo a Lei come è giusto che sia, ma la parte storico-tradizionale spetta anche a tutta la comunità di Polistena e non al singolo fedele o cittadino. Le persone passano, possono rimanere nei ricordi e quelle importanti come d’esempio, ma la storia non passa, quella rimane nel futuro ed è la base delle generazioni future. Abolire il cappuccio è stato cancellare un pezzo di passato e lo scorretto rinnovamento di questo Rito.

I nostri più sinceri saluti.

 

POLISTENA, 19 MARZO 2010         

                                                                                             I FIRMATARI DELLA PETIZIONE